Pianegonda e Pioneer Denim: quando l’argento incontra il tessuto della ribellione

Il denim ha una qualità che pochi materiali possono vantare: più invecchia, più acquista carattere. Nato per resistere alla fatica, è diventato nel Novecento l’uniforme di chi alle uniformi preferiva ribellarsi. Dai jeans dei lavoratori americani a quelli di James Dean, dalle contestazioni studentesche al guardaroba delle rockstar, ha attraversato classi sociali e generazioni senza perdere la propria identità. Una carriera piuttosto brillante per un tessuto da lavoro.

Anche l’argento, a pensarci bene, possiede un carattere indipendente. Disponibile alla sperimentazione, si presta a forme importanti e a interpretazioni che appartengono tanto al design quanto alla gioielleria. Pianegonda lo sa bene: fin dagli anni Novanta ne ha fatto il protagonista di un linguaggio scultoreo, contemporaneo e volutamente lontano dai codici più tradizionali del prezioso.

Pianegonda Pioneer DenimL’incontro di Pianegonda e Pioneer Denim nasce proprio da questa affinità. Il progetto si chiama Silver soul, Denim heart. Forged to Be Free e mette insieme due materiali che hanno poco in comune dal punto di vista fisico, ma condividono una certa insofferenza per le convenzioni.

Il risultato è una capsule collection in edizione limitata che introduce il denim nell’universo della collezione Assoluto di Pianegonda. Protagonista un bracciale proposto in cinque tonalità, con esterno in denim, interno in pelle e dettagli in argento. Un oggetto nel quale la morbidezza del tessuto incontra la presenza del metallo, creando un contrasto che è insieme tattile ed estetico.

La scelta è interessante perché modifica il rapporto tra gioiello e abbigliamento. Il denim, normalmente associato a pantaloni, giacche e camicie, diventa qui materia preziosa. L’argento, al contrario, abbandona una parte della propria rigidità per entrare in un oggetto più informale. Nessuno dei due materiali perde la propria personalità.

Del resto, la storia della moda è piena di incontri apparentemente improbabili. Coco Chanel portò il jersey, allora considerato un tessuto poco nobile, nel guardaroba femminile elegante. Yves Saint Laurent trasformò lo smoking maschile in un simbolo di emancipazione. E il denim, dopo essere stato adottato dalla controcultura, ha finito per conquistare persino le passerelle dell’alta moda. Il lusso cambia spesso proprio quando qualcuno decide che un materiale non deve più rimanere al suo posto.

Pianegonda Pioneer Denim

Per Pianegonda questa collaborazione rappresenta anche un’estensione naturale della propria ricerca. Dal 2015 parte di Bros Manifatture, il marchio ha sviluppato un’identità nella quale il gioiello dialoga con il corpo, l’architettura e la moda. Pioneer Denim porta invece una competenza industriale che comprende l’intero processo produttivo, dalla filatura alla tessitura, dalla tintura allo sviluppo del capo, con particolare attenzione all’innovazione tessile.

A completare il progetto interviene l’arte contemporanea. Nella boutique Pianegonda di via Gesù 3 a Milano, che ha ospitato la presentazione durante la Fashion Week, sono state esposte cinque sculture realizzate da Sandro Grassetti, in arte Sagrasse. Opere in resina con finiture metalliche color argento, ispirate ai simboli della cultura rock degli anni Settanta.

È un riferimento tutt’altro che casuale. Gli anni Settanta hanno trasformato l’abbigliamento in una dichiarazione pubblica di identità. Musica, moda e protesta condividevano gli stessi palcoscenici e spesso anche gli stessi abiti. Il denim era dappertutto, indossato come un segno di appartenenza a una generazione che desiderava cambiare le regole.

Naturalmente oggi un paio di jeans difficilmente rappresenta un gesto rivoluzionario. È probabilmente il capo più democratico del guardaroba globale. Ma conserva qualcosa della propria storia: la libertà di essere interpretato, consumato, personalizzato, persino rovinato.

Pianegonda e Pioneer Denim recuperano proprio questa dimensione, trasformandola in un piccolo oggetto da indossare. Il bracciale propone così un’idea di gioielleria meno formale, più vicina al linguaggio della moda e alla personalità di chi la sceglie.

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