Venini: il nuovo flagship store a Milano nel cuore del design district

Venini ha sempre avuto un rapporto particolare con Milano. Non solo perché il suo fondatore, Paolo Venini, era milanese, ma perché poche città quanto Milano comprendono davvero il valore del vetro quando smette di essere decorazione e diventa linguaggio progettuale. Il nuovo flagship store di via Durini 27, a pochi passi da Piazza San Babila, nasce precisamente da questa consapevolezza: stare nel cuore della cultura contemporanea del design.

Firmato come un ambiente immersivo di oltre 500 metri quadrati distribuiti su tre livelli, il nuovo spazio Venini traduce l’identità della maison in architettura: linee morbide, superfici prive di spigoli, palette calde attraversate dal celebre Rosso Venezia e materiali che raccontano una sofisticata grammatica italiana, seminato veneziano, ebano, travertino champagne e wallcovering Rubelli ispirati al motivo Balloton.

La sensazione, entrando, è quella di trovarsi all’interno di una materia in movimento. Il vetro respira nello spazio. A collegare i diversi livelli, una monumentale installazione dei celebri Poliedri disegnati da Carlo Scarpa attraversa verticalmente il flagship come una colonna luminosa sospesa tra memoria modernista e contemporaneità.

Il piano terra è dedicato alla dimensione più scenografica della maison: lampadari, installazioni Art Light e collezioni Art Glass convivono in un allestimento calibrato con precisione quasi museale. Sopra, il piano rialzato diventa invece un atelier progettuale destinato ad architetti e interior designer, con una materioteca che raccoglie campioni di vetro, colori e finiture per sviluppare progetti customizzati. Un passaggio importante per Venini, che rafforza così una vocazione storica: il dialogo continuo con il mondo dell’architettura.

Ma è probabilmente il piano interrato a raccontare meglio l’anima della maison. Qui il percorso assume una dimensione quasi cinematografica: ledwall, archivi storici, installazioni immersive e una selezione di opere iconiche accompagnano il visitatore dentro un secolo di sperimentazione artistica. Un omaggio particolare è dedicato alle celebri Vetrate Grosse di Gio Ponti, reinterpretate attraverso nuove lavorazioni che riportano il vetro alla sua dimensione più radicale: materia strutturale, non semplice ornamento.

Ed è proprio questa la forza di Venini nel 2026: riuscire a trattare il vetro come un medium culturale. Dal 1921 la fornace di Murano ha collaborato con figure come Carlo Scarpa, Gio Ponti, Ettore Sottsass, Gae Aulenti, Tadao Ando e Gaetano Pesce, costruendo una delle genealogie creative più sofisticate del design italiano.

Oggi, sotto la guida della famiglia Damiani, Venini continua a muoversi lungo questo confine sottile tra artigianato e avanguardia. E il nuovo flagship milanese ne è la prova più evidente: un luogo dove il lusso è immersivo. Con quella sicurezza calma tipica delle aziende che non hanno bisogno di dimostrare nulla, perché fanno già parte della storia del design europeo.

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