Alessandro Enriquez x Cappellini: una certa idea di azzurro

Il Mediterraneo ha prodotto molte cose meravigliose e una quantità considerevole di cliché. Limoni, maioliche, bougainvillea, righe da marinaio: basta poco perché la faccenda sfugga di mano. Alessandro Enriquez e Cappellini, per fortuna, scelgono una strada più sottile. Prendono un solo colore. L’azzurro.

Non uno qualsiasi. È quello del loulaki, la tradizionale polvere pigmentata blu oltremare che appartiene da secoli alla cultura visiva delle isole greche. Si ritrova sulle porte e sulle finestre che interrompono il bianco quasi abbacinante delle case, e possiede quella particolare intensità che sotto il sole mediterraneo sembra diventare ancora più netta.

Giulio Cappellini e Alessandro Enriquez

Giulio Cappellini e Alessandro Enriquez

Da qui nasce AZZURRO, l’incontro tra Alessandro Enriquez e Cappellini. Il designer siciliano porta questa tonalità sull’iconica sedia Bac, scelta insieme a Giulio Cappellini, mentre lo stesso colore attraversa Olimpo d’Amore, la collezione Spring Summer 2027 di Enriquez. Dall’abito alla casa, dunque, con una deviazione geografica attraverso la Grecia.

La parte più riuscita dell’operazione sta probabilmente in ciò che non è stato fatto.

Bac non viene ridisegnata, decorata, caricata di segni. Enriquez interviene su una forma già risolta limitandosi — parola pericolosa, perché scegliere bene un colore è tutt’altro che semplice — a vestirla.

«Volevo partire da una forma già forte e riconoscibile e intervenire senza snaturarla», spiega. Il suo azzurro contiene il viaggio in Grecia, il mare, il cielo, le case e quella luce che nella sua memoria finisce per collegare le isole elleniche alla Sicilia.

In fondo il colore non è mai soltanto colore. Lo sapevano bene Matisse e Yves Klein, i ceramisti di Vietri e gli anonimi imbianchini delle Cicladi. Una tonalità può appartenere a un luogo molto più di un monumento e possiede un vantaggio: viaggia senza bagaglio.

Enriquez, che del Mediterraneo ha fatto uno dei territori ricorrenti del proprio lavoro, qui rinuncia alla parte più dichiaratamente pop del suo vocabolario. Niente accumulo. Il racconto è affidato a quella superficie azzurra e alla capacità di chi guarda di completarlo.

AZZURRO_ALESSANDRO enriquez x cappelliniDall’altra parte c’è Cappellini, con una cultura del progetto che ha fatto della ricerca e della capacità di riconoscere nuovi linguaggi una parte della propria identità. L’incontro funziona proprio perché le due personalità non cercano di assomigliarsi: al rigore del design si sovrappone l’istinto cromatico di Enriquez.

È anche un piccolo esempio di quanto oggi sia diventato naturale attraversare il confine tra moda e arredamento. Un tempo una sedia apparteneva al salotto e un vestito all’armadio; la divisione dei compiti sembrava abbastanza chiara. Oggi raccontiamo chi siamo tanto con ciò che indossiamo quanto con gli oggetti che scegliamo per casa. E i due mondi, comprensibilmente, hanno cominciato a frequentarsi con una certa assiduità.

Ma nel caso di AZZURRO la relazione è meno commerciale di quanto potrebbe sembrare. Non c’è un oggetto sul quale siano semplicemente apposte due firme. C’è piuttosto un elemento della collezione di moda che esce dalla passerella e cambia scala.

Il colore di Olimpo d’Amore si posa su Bac e la sedia entra nello stesso paesaggio narrativo degli abiti. Diventa, nelle intenzioni del progetto, una presenza capace di portare nello spazio domestico un frammento di Mediterraneo.

Naturalmente non basta dipingere qualcosa di blu per sentire il rumore del mare. Sarebbe troppo facile.

Qui, però, funziona perché dietro quel blu esiste una memoria precisa: la Grecia vista da un siciliano, trasformata prima in moda e poi in design. Un colore che attraversa due discipline e due sponde dello stesso mare.

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